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September , 2010
Tuesday

 

VASTO- “Il Territorio” torna oggi sulla rete, per animare (o rianimare) il dibattito politico nel ...
"Si tratta di una sentenza che conferma ancora una volta la correttezza e la trasparenza ...
Ѐ questa la domanda che m’arriva da più parti e cuscì je denghe na risposte. A ...
Un centinaio di Celenzani, compreso il coro focloristico “L’eche de lu Trigne”  sarà presente per ...
Il PD avrebbe dovuto difendere innanzitutto l’operato politico della Giunta Del Turco e tradurre in ...
Ѐ quanto si è proposto di fare il 22 giugno 2010  L’Associazione Culturale “Il Territorio”, ...
Il Partito socialista italiano ha tenuto il proprio congresso provinciale a San Salvo, forse perché il ...
Centinaia di cittadini si sono ritrovati questa mattina a Gissi per partecipare alla manifestazione di ...
Riparte “ il Territorio “.Voglio ringraziare per tutto il lavoro svolto e per la passione ...
Lunedì scorso è stato rimosso, manu militari, il tazebao del Pdl. I vigili urbani di ...

Archive for the ‘In Evidenza’ Category

Si profilano momenti difficili per la Sanità nell’Alto Vastese. Preoccupazioni del dott. Quinzii.

Posted by sergiodininni On settembre - 3 - 2010 ADD COMMENTS

sanita_ambulanzaIl dott. Giuseppe Quinzii, in rappresentanza dei medici di base,  è stato convocato qualche giorno fa  a Pescara dal Commissario alla Sanità dott.ssa Baraldi che ha illustrato ai presenti le linee di riforma sanitaria che sarebbe più conveniente chiamare tagli.

La Giunta regionale procede al trotto perché deve dimostrare al Governo centrale di saper rientrare, entro pochi mesi, nei costi.

Ѐ noto che alcuni ospedali dell’interno sono stati cancellati. Il calcolo della Giunta regionale è soprattutto ragionieristico, ma c’è anche un calcolo che risponde al peso politico dei potenti di turno: in extremis il presidente Chiodi ha salvato l’ospedale di Sant’ Omero, della sua zona, e il consigliere regionale De Fanis ha salvato quello di Atessa. Hanno fatto bene; non mi permetterei di dire che devono seguire la stessa sorte degli altri. Rimarco che gli ospedali sono stati salvati per il peso politico dei rappresentanti del territorio, quel peso politico che non c’è nel Vastese dopo l’uscita di scena di “Zio Remo”, insostituibile e, difatti, non ha eredi. Tutto il Vastese è debole e, come è prevedibile, la sorte peggiore è riservata alla zona interna.

Preoccupato il dott. Quinzii prevede che a brevissimo tempo, visto che si procede al trotto, se non al galoppo, si metterà mano ai servizi di Guardia medica: quella di Celenza, finora tenacemente difesa, rischia  con alta probabilità di essere cancellata. E così si farà capo a

Castiglione M. Marino con tutti i timori e i disagi, soprattutto d’inverno,  da sempre paventati. Si fa un calcolo di abitanti che in ogni paese tende a diminuire e non si fa il calcolo del’aumento del numero dei paesi e delle distanze chilometriche.  Una cosa è una Guardia medica per un numero di 10.000 abitanti in un unico agglomerato,  altra cosa è per un numero di 6.000 abitanti sparsi in 6 comuni con frazioni.

Ci conforterà almeno il servizio 118 in zona? Lo speriamo  ardentemente.

Una certa amarezza mista a timore il dott. Quinzi manifesta per la possibilità che alcuni comuni dell’interno potrebbero essere aggregati per il servizio di medicina di base. Ad esempio in un comune dell’Alto Vastese può essere istituito  un centro, con più medici, ove  il paziente deve recarsi per la tradizionale visita e cura ambulatoriale.

Ѐ facile immaginare il disagio dello spostamento, si pensi all’anziano  soprattutto. Ma si fa un’altra considerazione: quel rapporto personale di fiducia tra medico e paziente a cui siamo tutti abituati verrebbe meno per una forma di spersonalizzazione.

Ecco le conseguenze di una politica sanitaria ragionieristica.

Le Comunità Montane non hanno raggiunto lo scopo per cui sono nate; le Unioni dei Comuni avranno lo stesso destino.

Forse è il caso di pensare seriamente alla fusione dei Comuni.

Celenza:la pubblicazione degli atti via internet non significa trasparenza

Posted by sergiodininni On agosto - 26 - 2010 ADD COMMENTS

internet2L’Albo Pretorio è il luogo del municipio dove si affiggono atti, documenti o avvisi che devono  pubblicati, cioè portati a conoscenza di tutti i cittadini; rende “trasparente” l’azione della pubblica amministrazione; è il mezzo di pubblicità previsto dalla legge. La pubblicazione degli atti via internet osannata in comizio dal sindaco non è nuova e non  significa trasparenza.

Dal 1  gennaio 2010 ( Legge 18/06/2009 n. 69, art. 32) l’albo pretorio si trasforma e diventa “virtuale”. Tutti i documenti e gli atti che devono essere divulgati  sono resi pubblici tramite Internet. Di conseguenza non ci saranno più le affissioni nella tradizionale bacheca perché le pubblicazioni effettuate in forma cartacea non hanno effetto di pubblicità legale. La data comunque è stata rinviata di qualche anno.

Non cambiano le regole, quindi,  ma cambia lo strumento: al posto del documento stampato e affisso all’albo pretorio c’è un sito web.

La nuova amministrazione ha potenziato e migliorato il sito web creato dall’amministrazione precedente, ma non ha inventato la trasparenza, che è tutt’altra cosa.

La trasparenza, perciò,  non va confusa con la pubblicità, anche se per la democrazia è fondamentale che gli atti e i documenti amministrativi siano conosciuti.

La trasparenza, che significa qualità di ciò che è chiaro ed esplicito e manifesto,  si contrappone a tutto ciò che viene nascosto per favorire interessi personali e di gruppo. Perciò essa comporta  una esigenza “di chiarezza, di comprensibilità, di non equivocità della pubblica Amministrazione la quale assume le misure più idonee per consentire al cittadino l’accesso agli atti e di avvicinarsi alle istituzioni. Una buona amministrazione garantisce al cittadino imparzialità  e razionalizzazione della spesa.

La pubblicità è solo un elemento della trasparenza, ma non  coincide con essa, è un aspetto  dell’organizzazione amministrativa. Se l’amministrazione, ad esempio,   pubblica un atto  in un giorno in cui nessuno lo va a leggere, fa pubblicità  ma non  trasparenza.

Anche l’accesso agli atti, per il quale l’amministrazione celenzana crea difficoltà,  costituisce un elemento della trasparenza. Se viene consentito l’accesso  ad un atto incomprensibile oppure si vieta o si rinvia quanto più possibile l’accesso ad un documento, come ad esempio agli atti del consiglio comunale, non si fa trasparenza perché vengono a mancare le caratteristiche fondamentali della chiarezza e della comprensibilità.

Siccome l’accesso comunque è  uno strumento della trasparenza, esso è dovuto ai cittadini, ovviamente interessati, e sempre ai consiglieri comunali, senza alcuna limitazione. Non è trasparente l’amministrazione che non ottempera a questi principi.

Ogni amministrazione dovrebbe riflettere sul fatto che il suo operare più o meno trasparente condiziona il comportamento del cittadino. Un’amministrazione dimostra intelligenza politica se crea le condizioni  per un  comportamento costruttivo dell’opposizione

Perché gli  appalti pubblici e l’affidamento dei lavori devono essere trasparenti? Perché  i concorrenti devono essere posti in condizioni paritarie e vanno evitati i favoritismi.

In conclusione la trasparenza è qualcosa di più  specifico rispetto all’accesso agli atti ed alla loro pubblicità in quanto evidenzia  la visibilità e la comprensibilità sia dell’azione sia dell’organizzazione amministrativa.

L’amministrazione deve capire che la trasparenza vera giova ai cittadini e soprattutto a se stessa ed è  uno strumento di crescita per tutti.

Rodrigo Cieri

San Giovanni Lipioni: pomeriggio di emozioni e ricordi

Posted by emir On agosto - 18 - 2010 ADD COMMENTS

sangiovanni_featIl pomeriggio del 14 agosto sarà a lungo ricordato e lascia il segno dapprima con i momenti emozionanti vissuti dai  Sangiovannesi e dagli amici di Cesare  che gli hanno organizzato, in suo onore,  il memorial al campo sportivo e poi con il tuffo nel passato in piazza tra i mestieri d’altri tempi.

La manifestazione, che  è stata molto gradita a San Giovanni perché patria di Cesare, scomparso il 15 maggio 2010, all’età di 59 anni, ha avuto il momento clou nella celebrazione della messa, in suo suffragio, al campo sportivo. Una targa ricordo è stata consegnata  alla gentile signora dal presidente dell’Associazione Culturale Senectuti Reventia, prof. Costantino Felice. Commossi famigliari, paesani e quegli amici celenzani con i quali Cesare è stato protagonista nei campi di gioco con l’A.S.TRI. Celenza quando aveva intrapreso, negli anni ’70, il campionato di categoria e che ricordano il suo impegno, la sua classe e la sua lealtà. Il torneo di calcio a tre squadre con “le vecchie glorie”, in suo onore, è stato vinto da Torrebruna impostasi su Celenza e San Giovanni.

Un viaggio tra i mestieri d’altri tempi è stato vissuto sulla piazza, dove  una fila di baracche riproduceva le antiche botteghe artigiane o ambienti domestici di lavoro.

Anziane signore si facevano ammirare al telaio o a filare la lana con la spola e la conocchia con la classica abile mossa del bagnare con la lingua. Un’altra signora mostrava come si faceva una volta il formaggio “a mano” e distribuiva il “macciocco” . Aggirandosi tra le baracche il dott. Mario Palazzo intervistava i protagonisti che  spiegavano  lo svolgimento dei mestieri: lavori in rame, cesti e sedie, tegole in cotto, scarpe da riparare o confezionare ex novo,  tempi e modi per tosare le pecore. Non è sfuggito a nessuno l’atteggiamento del bambino incredulo e intenerito davanti alla pecora che attendeva paziente di essere liberata dal suo manto di lana.

La  collaborazione organizzativa delle Associazioni Pro Loco e Senectuti Reverentia, con finalità di beneficenza tendente all’acquisto di un ecografo per le RSA di Celenza e San Giovanni da servire al territorio, è stata premiata dal successo pieno.

Non poteva mancare la chiusura della serata  con cena a base delle tradizionali  “pallotte casce  e ove” spiccanti sul vassoio e andati a ruba.

Comprensibile la soddisfazione del sindaco Aurore Rossi: quando il popolo si diverte tutto, anche il capo gioisce.

Rodrigo Cieri

Torrebruna: Sagra del Tartufo come evento storico e immagine unitaria.

Posted by sergiodininni On agosto - 16 - 2010 ADD COMMENTS

DSC07235La Sagra del Tartufo a Torrebruna, organizzata dall’Associazione Culturale Corvara, alla XV edizione, ha “sbancato”; alle 21,30 dell’11 agosto non c’era più posto. Quasi 2.000 pasti a serata, e ne sono state quattro, fanno rimanere a bocca aperta.

La sagra ha assunto ormai una dimensione regionale – ed oltre se si pensa agli appassionati molisani- – ed anche la visita dei politici a vario livello istituzionale è d’obbligo: il senatore Di Stefano e l’on. Costantini, ad esempio, accompagnato dal cons. regionale Palomba.

Un prodotto tipico e ricercato di questo comune dell’Alto Vastese è sfruttato a dovere e offerto nelle  specialità più varie   che sono un forte richiamo perché appetitose e gustate al fresco della montagna. All’ascolto della musica si aggiunge la possibilità di acquisto di prodotti tartufati presso i chioschi dislocati ai margini della piazza.

Trovo molta disponibilità e cortesia  al punto informazioni. Gli amici torresi sono soddisfatti e per l’evento ormai storico il paese si riconosce e si presenta unito.

In campo politico amministrativo la minoranza svolge il suo normale doveroso impegno di opposizione costruttiva ed è rispettata; anche a richiesta verbale ottiene nell’immediato i documenti richiesti. Questo non avviene a Celenza.

Rodrigo Cieri

I “maestri” sono chiamati a capire e a spiegare

Posted by emir On agosto - 11 - 2010 ADD COMMENTS

omelia_featDon Domenico Campitelli nell’omelia per Denis ha fatto molti riferimenti. Il più bello, per chi crede, è stato quello alla Madonna, Madre di Dio, che ha dovuto piangere il figlio, il suo unico, adorato e giovane figlio. Il più profondo riferimento l’ha indirizzato “a noi maestri chiamati a capire e a spiegare perché un giovane muore”. E’ evidente che Don Domenico per maestri intendesse tutti coloro che hanno una responsabilità privata (genitori, fratelli maggiori, capi ufficio o capi officina) e/o una responsabilità pubblica (politici, sacerdoti, presidi, comandanti, direttori e presidenti di questa o di quella istituzione). In capo a questi “maestri” c’è la responsabilità di spiegare perché un giovane muore e perché – come ha detto lo stesso Don Domenico nell’omelia – “se è naturale che un figlio accompagni la sepoltura dei genitori, è innaturale il contrario”. Solo la fede, per chi ce l’ha, può dare risposte a quel mistero etereo ed eterno che è la morte improvvisa, inspiegabile ed assurda. Nel caso di Denis, i suoi stessi amici chiedono spiegazioni ulteriori. Ma sappiamo noi “maestri” cosa dire a questo ragazzi ? Sappiamo come approcciarli ? Sappiamo che cosa vogliono e di cosa hanno bisogno ? O abbiamo dimenticato di parlarci ? Noi “maestri” non conosciamo neanche il loro linguaggio. Basta andare su Facebook per vedere come scrivono: hanno addirittura un alfabeto tutto loro (in cui per esempio che diventa ke), hanno una facilità di relazioni che è impressionante (prima comunicano e poi si conoscono), fanno tardi la notte ed hanno uno strano rapporto con l’autorità (chiamano prof i professori, dando loro del tu contro il nostro sacrale Voi e scappano quando vengono inseguiti dalla polizia). Poi fanno tante altre cose, belle e strane nello stesso tempo: per esempio, mia figlia nel bel mezzo di questa tragedia, mi ha mandato un sms: Tvb. Cosa comunicano queste cose ? Mi pare – e vorrei sbagliarmi – la grande fragilità di una generazione che noi abbiamo allevata ed abituata ad avere tutto e per la quale le pompose “regole” sono ostiche. Ma alzi la mano un italiano al quale “le regole” vanno bene. Eppure le regole sono alla base del nostro ordinamento democratico. Esse aiutano la convivenza civile e tutelano i deboli (se un auto va veloce rischia di far del male ad una povera vecchia indifesa). Dunque le “regole” ci vogliono. E ci vuole anche chi le fa rispettare: carabinieri, vigili, poliziotti e genitori. Ma qui il punto è un altro. A questi ragazzi che si addormentano quando noi ci destiamo, il senso delle regole possiamo imporlo coercitivamente ? Al disagio sociale, possiamo rispondere con le sanzioni o con il codice penale ? O piuttosto bisogna “scendere” in mezzo a loro per parlarci, come hanno fatto alcuni vigili e un carabiniere, mentre il padre di Denis era dentro a colloquio col comandante. Chi oggi parla coi ragazzi alzi la mano !!! Noi da giovani, uscendo di casa, andavano in parrocchia, dove venivamo accolti un adulto – maestro o andavano nella sezione, dove ci accoglieva un altro adulto – maestro. Oggi dove vanno i nostri ragazzi ? Da quali adulti – maestri vengono accolti ? Ho potuto capire in quell’oretta in cui sono stato in mezzo agli amici di Denis in protesta davanti al comando dei vigili che questi nostri figli hanno anzitutto bisogno di parlare. Ma noi, maestri con responsabilità private e pubbliche, ci parliamo con loro ? O pretendiamo che ci ascoltino punto e basta ?

Orazio di Stefano

Lettera aperta al Ministro Remo Gaspari.

Posted by sergiodininni On agosto - 9 - 2010 ADD COMMENTS

GASPARIRemo Gaspari e la fiducia tradita.

Remo Gaspari è l’Abruzzo. L’Abruzzo con lei, caro onorevole, ha vissuto un momento di straordinario sviluppo, un periodo di grazia frutto dell’incontro di un grande partito, la democrazia cristiana, con un uomo concreto, capace di individuare soluzioni e risorse, forte di un consenso numericamente importante. Poi la fine della prima repubblica e l’avvento di una nuova stagione politica, non meglio della prima a ben  vedere, nella quale i moderati si sono divisi in più compagini politiche, sia di centro destra che di centro sinistra.

In quel momento lei è divenuto il padre nobile della nostra Regione per tutti, un ruolo non meno importante del passato; il riferimento dal quale apprendere in ragione dell’esperienza e con il quale confrontarsi sul futuro, sulle  possibilità di sviluppo, sulla prospettive della nostra regione.Il rappresentante principale della comunità abruzzese determinato, capace di navigare nei mari più tempestosi ,grazie alla sua lunga permanenza in transatlantico, di raggiungere  approdi insperati e, nel contempo, di rimanere con i piedi ben piantati a terra e  la mente sempre rivolta all’Abruzzo, ha un compito ben più importante che dedicare le proprie energie all’affannosa ricerca del suo delfino. Deve indicare la strada al ceto politico e lasciare che le qualità e le capacità si dimostrino attraverso i fatti cosi come è avvenuto per lei.

Credo, però, che il grande amore per la sua terra a volte l’ha tradita, come accade spesso nelle faccende sentimentali, sottoponendo lei e gli abruzzesi a cocenti delusioni. E’ naturale che questa o quella parrocchia la voglia dalla sua parte quale garante della bontà della propria azione amministrativa e politica, ma lei è stato un protagonista, sempre, e quelli, che richiama alle responsabilità, semplici figuranti che non contano nulla nei luoghi dove si assumono le decisioni: Mi creda, la comprendo: lei è un uomo di azione e vedere la sua Regione che progressivamente indietreggia le è insopportabile.

Ma quelli che hanno l’onore di essere da lei definiti amici dovrebbero applicare, nel loro modo di agire e di amministrare, moderazione e rispetto di un tessuto sociale che lei ha contribuito, in maniera importante, a costruire e consolidare nel tempo. Tutti possono commettere degli errori, da distinguere tra i veniali e gravi, ma la compagine politica alla quale appartengo non è stata e non starà zitta. Del resto lei ci ha insegnato che le direttive del governo nazionale, in molti casi, vanno mediate con le esigenze del territorio e nel centro destra fare questo è estremamente difficile per la struttura padronale del partito.  Lei se l’è guadagnata fra i cittadini. Nessuno l’ha scelta perché era fedele o obbediente. Per altri non è cosi!

Nel corso dell’ultimo consiglio regionale sul piano di riordino sanitario alla presenza dei sindaci e dei comitati alcuni dei suoi concittadini hanno gridato al Presidente Chiodi che lui sa molto bene quanto tempo si impiega dal casello autostradale per arrivare a Gissi visto che è venuto  a ringraziarla per il suo sostegno alle ultimi elezioni regionali. Le sue parole di sprono svelano la delusione che lei prova per gli attuali amministratori,. Un suo amico uccide una delle sue creature, il sistema sanitario della Regione Abruzzo, e appone i sigilli alla creatura che, forse, ama di più: l’ospedale di Gissi. Mi chiedo, lei avrebbe redatto il piano sanitario in totale solitudine senza ascoltare i territori? Mi chiedo,lei avrebbe riso in faccia a sindaci e cittadini esasperati come hanno fatto i consiglieri regionale di centro destra?. Mi chiedo se tutto questo è un comportamento da cattolici moderati.

 Tommaso Coletti

Corsi, concorsi e ricorsi

Posted by emir On agosto - 5 - 2010 ADD COMMENTS

cuoca_featVladimiro Lenin ci aveva detto che “anche una cuoca può governare lo Stato socialista”. Giambattista Vico ci ha invece dimostrato che la storia ha corsi e ricorsi. Due grandi uomini del passato che mi sono tornati in mente in questi giorni, in cui a San Salvo stanno assumendo con un pubblico (?) concorso una nuova cuoca. La quale non sarà chiamata a governare lo Stato socialista e men che meno il nostro Comune, ma dovrà cucinare i pasti per i bambini dell’asilo. Chiarito dunque perché ho mentalmente, sia pure a livello inconscio, associato Lenin con la nuova cuoca, spiego c’entra Vico nella storia.
Nei primi anni ottanta del secolo scorso al Comune di assunzioni se ne facevano tante e tutte clientelari…Gli amministratori erano decisionisti ed avevano modi spicci, perché se decidevano una cosa la facevano. Dalla loro parte avevano il potentissimo Gaspari, oltre che amici (pro tempori) tra gli inquirenti. Si racconta che, mentre si teneva un concorso per bibliotecari, un amministratore “attivo” cacciò dalla sala un consigliere di minoranza, che poi denunciò il fatto alla polizia.
Dopo una trentina di anni (ed ecco il motivo dei corsi e ricorsi di vichiana memoria), si mormora che un funzionario abbia cacciato fuori dalla sala un signore…si sa che con la Bassanini taluni funzionari pensano di dover sostituire gli amministratori.
Ora come allora probabilmente (e sempre che non si tratti di una fantasia metropolitana) il cacciato denuncerà il cacciante. Ovviamente non immaginiamo le conseguenze, anche perché non sappiamo neanche se ciò che si va dicendo è vero, ma siamo portati a non crederci. Se infatti la circostanza fosse vera vorrebbe dire che sono passati invano trent’anni di denunce e lotte politiche, di normative sulla trasparenza amministrativa, di sacrifici di chi sogna una società più giusta, ma che soprattutto la vecchia, cara ed intramontabile raccomandazione è dura a morire…a destra, al centro ed anche a sinistra…
Dunque nella storia oltre che i corsi ed i ricorsi di Vico, ci sono anche i concorsi ed i ricorsi di San Salvo, dove le cuoche non governano, ma sono molto vicine a chi…comanda.

O.d.S.

Piccolotti all’OPS

Posted by sergiodininni On agosto - 4 - 2010 ADD COMMENTS

Piccolotti“Le mie congratulazioni a Francesco Piccolotti che, nella giornata di sabato 31 luglio, è stato nominato amministratore delegato dell’OPS, la società pubblica della Provincia di Chieti ed in minima parte del Comune di Chieti che si occupa di servizi informatici oltre ad operare in tutto il territorio provinciale nel controllo delle caldaie. Piccolotti, come ricorderete, è stato uno degli assessori più rilevanti per quantità di risorse gestite dell’amministrazione da me guidata – dichiara Tommaso Coletti a commento della designazione del presidente della Provincia di Chieti a favore dell’ex esponente vastese del centro sinistra, assessore al lavoro e formazione professionale nella giunta Coletti. Il fatto che a gestire questa importante società sia stato chiamato uno degli uomini  della mia squadra mi rende giustizia. Se davvero la mia amministrazione ha accumulato la quantità di debiti di cui Di Giuseppantonio quotidianamente si riempie la bocca e riempie i giornali, allora come può accordare la sua fiducia a Piccolotti che ha gestito una parte importante del bilancio provinciale? E non venga a raccontare che l’ex assessore si è dissociato dal mio operato con le dimissioni, perché andare via un mese prima della scadenza del mandato è solo un atto di opportunismo che in politica avviene sempre più spesso: è la legge del cane da tartufo che annusa da che parte si vince e si butta all’ultimo minuto da una parte o dall’altra. Piccolotti  per cinque anni ha sottoscritto in giunta tutti gli atti importanti dell’amministrazione Coletti fino alla fine e se fosse, come dice Di Giuseppantonio, il mio mandato cosi fallimentare, perchè assoldare uno dei maggiori protagonisti del presunto fallimento? Le parole si liberano nell’aria, ma poi al momento di agire tornano indietro come macigni. Piccolotti all’OPS è l’ennesimo controsenso di questa amministrazione assente. Dicasi lo stesso per l’Alesa, agenzia provinciale per le energie alternative che, di fatto, è ad un passo dalla chiusura e per l’Info Point  relegato  in una stanzetta senza nessuno che pensa a reperire risorse europee – prosegue Coletti – Insomma per cercare di dare un senso alla sua azione di governo ha dovuto pescare tra i nostri, oltre al fatto che Piccolotti, essendo un apprezzato farmacista ed un politico di esperienza, saprà suggerire una terapia d’urto a Di Giuseppantonio e ai suoi. Dopo la cura del sonno, la cura del risveglio! Per il futuro – conclude Coletti –  consiglio a Di Giuseppantonio, con il consenso dell’interessato, Tamburrino al posto di Tavani; trattandosi di un fuoriclasse riuscirebbe sicuramente a concludere tutti i lavori iniziati ed in corso d’opera, oltre che a far partire quelli per cui sono disponibili risorse per 16 milioni di euro per i quali l’attuale giunta non ancora riesce, dopo 14 mesi, a portare a termine la progettazione”.

Tommaso Coletti

Chiodi taglia: zona interna del Vastese sempre più povera!

Posted by sergiodininni On luglio - 29 - 2010 ADD COMMENTS

ospedale_featChi protegge il Vastese? Qual è l’uomo politico di peso in grado di arginare le conseguenze dei tagli che lo penalizzano?  

Si aspetta la venuta del Presidente Chiodi nel Vastese che verrà a spiegare che ci saranno i tagli, che il territorio non soffrirà la decurtazione di servizi, che si potrà andare in Atessa o a Lanciano per avere prestazioni eccellenti. Forse ha imparato da Berlusconi a dare spiegazioni.
 
Nelle zone interne del Vastese la popolazione diminuisce e di conseguenza bisogna adeguare i servizi tagliando, perché tagliando si risparmia e risparmiando si migliorano i servizi in ospedali lontani. Prevale la logica ragionieristica sul sociale; i conti devono tornare, si devono chiudere a pareggio, possibilmente in attivo per ulteriori investimenti.
 
Quelli che restano si devono fare i conti per campare e dovranno calcolare il numero delle visite a parenti ricoverati in ospedali lontani perché la benzina costa. Ma a che pro andarci? In fondo l’assistenza è assicurata perché il servizio migliora.
 
I conti alla Regione devono tornare e richiedono un forte impegno soprattutto dagli alti dirigenti che, per impegnarsi a far quadrare i conti, hanno bisogno di aumenti di stipendio.
 
Meno male almeno che l’Amministrazione Comunale di Celenza da me diretta, per prima (anni dopo seguita da San Giovanni e Castiglione M. Marino) ha istituito in collaborazione con il privato la RSA! Piccola cosa in un territorio, grande per il Celenza: trenta posti di lavoro e sicurezza sociale. Tanti anziani congiunti di anziani ricoverati non hanno bisogno di viaggiare.
 
Eppure c’è chi ha tentato di impallinare e continua! La classica pericolosa arroganza di chi si ritiene santo!
 
Rodrigo Cieri

I Cistercensi, il PRG…e il coraggio di volare

Posted by emir On luglio - 27 - 2010 ADD COMMENTS

dibattitocentrodistefano_featQualche giorno fa sono stati presentati i risultati dei nuovi scavi nell’area archeologica di San Vito de Trineo, ennesimo biglietto da visita per la storia e la cultura di questa nostra città di San Salvo. Interessanti, molto interessanti anche i discorsi urbanistici e architettonici di questi insediamenti a riprova che, probabilmente, gli “addetti ai lavori” dell’epoca avevano, ed hanno, ancora qualcosa da dire e da dare ai posteri, ricchezze d’animo e arte che dovrebbero essere d’esempio a fronte dell’aridità e dell’immediato profitto che spesso contraddistingue questa nostra epoca “mordi e fuggi”. E allora è possibile ragionare di PRG attingendo anche alla storia di otto e più secoli fa? Vogliamo tenere i Cistercensi fuori dal nostro dibattito? Già, perché un dibattito si è aperto e nessuno, men che meno il sottoscritto, è intenzionato a chiuderlo, anzi! Parliamoci con franchezza e fuori di metafora. Da tempo in città si sta sviluppando un dialogo a più voci sul futuro della città stessa e su quali possono essere le idee e le azioni da porre in essere al fine di disegnare un futuro più bello e accogliente per noi e per i nostri figli. Il tema si è intensificato molto sul centro storico, sul quale tornerò nel dettaglio in una prossima occasione, ma inerisce tutto l’assetto urbanistico della città e del suo territorio. Da qui l’esigenza o comunque l’ambizione di redigere una variante al PRG vigente ed entrare direttamente e nei modi previsti dalla legge nello strumento urbanistico per eccellenza. La prima domanda, dunque, è se si vuole o non si vuole affrontare il percorso di una revisione del PRG. Questa domanda se la deve porre (se l’è posta e se la sta ponendo!) innanzi tutto la maggioranza che governa la città e non per una primogenitura fine a se stessa, ma semplicemente perché chi governa è chiamato ad aggredire problemi e a dettare soluzioni, ad assumersi responsabilità alla luce del sole, a determinare processi di crescita, economica e non solo, per tutta la comunità locale, cercando, per quanto è possibile, di non essere vittime di timori inevitabilmente annessi all’importanza del tema, e di leggere meglio ed oltre questo frettoloso clima di “fine impero” che spesso gioca a rendere tutto più nebbioso e infido, soprattutto immaginarie e future alchimie che non scalfiscono affatto i reali problemi e interessi dei cittadini. D’altronde l’idea della revisione del PRG era nel programma elettorale del Sindaco quindi non è un capriccio dell’assessore o di qualche corrente d’affari. Una maggioranza che discute è una maggioranza in forma, una maggioranza che ha la forza di decidere è una maggioranza davvero sana. Perciò io sono convinto che non bisogna avere troppa paura, che il calcolo peggiore è l’immobilismo e che questa maggioranza, vilipesa, appesa e derisa in troppe occasioni, abbia nel suo dna la forza e la capacità per grandi sfide e grandi risultati dei quali in ogni caso saranno i cittadini (veri ed unici arbitri) a darne il giudizio finale. Io guido un assessorato che ha senso politico e sociale solo nell’incontro e nell’ascolto di quelle che sono le idee e le ragioni che contribuiscono alla crescita di San Salvo e di tutte le sue dinamiche. E soprattutto sono libero e scevro da ogni condizionamento di sorta, sia tecnico-amministrativo sia politico-interessato. E appunto per questo, e non avendo un bel niente da nascondere o contrattare, rendo esplicite alcune suggestioni per ridiscutere e rivedere il PRG così come le ho proposte in 2 riunioni di maggioranza, auspicando, tra l’altro, che le prossime riunioni si possano tenere su uno dei palchi estivi allestiti in piazza al fine di fare assistere direttamente i cittadini ai nostri discorsi e anche per evitare ispiratori burloni e resoconti romanzati. I cittadini, si diceva. Vedete, e lo dico con benevolenza, dire o scrivere in toni epocali che “un PRG si fa in ascolto delle esigenze dei cittadini” è scoprire… l’acqua calda. Chi ha partecipato all’ultima maggioranza sul PRG, sa benissimo che in quella sede abbiamo proprio sottolineato l’importanza dell’apporto dei cittadini a un argomento così serio e decisivo. Ringrazio di cuore le forze politiche che hanno espresso questo auspicio e questo stimolo ma, ripeto, siamo nella categoria dell’ovvietà; infatti di fronte al PRG c’è un intero progetto di città che va molto oltre le “coraggiose prese di posizione” di ognuno: insomma, a volte è meglio suonare con l’orchestra che emettere una nota da solisti per guadagnare qualche titolo sui giornali, sui quali, peraltro, ogni tanto sarebbe auspicabile “suonare” tutti insieme come maggioranza e come Centrosinistra. Sul dialogo voglio rassicurare anche quanti, un po’ strumentalmente, hanno temuto prodotti preconfezionati, e confermo che quest’amministrazione dal bilancio partecipato alle grandi scelte non ha mai adottato il kit del “fai da te”. Chi governa sa che i dialoghi sono inevitabili e già in itinere. In fin dei conti anche la variante del 2001-2002 vide numerosi e vari incontri tra “portatori d’interessi” e cittadini a tutti i livelli. Dunque, sintonia con i cittadini necessaria e fuori discussione. Ammesso che per dialogo con i cittadini non si intenda “farsi dei clienti” promettendo interventi diretti e cambiamenti di destinazione d’uso e altro: se così fosse il “grande progetto di città” andrebbe a farsi benedire a vantaggi di pochi e a danno di tanti. Ma dirò di più. Non è concepibile entrare in un’idea di revisione di PRG senza il confronto costante con la minoranza che collabora al governo della città. I colleghi dell’opposizione vanno coinvolti perché su temi così decisivi per la vita di San Salvo vanno equamente divise idee e responsabilità, pur nel rispetto dei ruoli conferiti dal voto democratico: ed è proprio per questo che alla maggioranza spetta comunque la “prima mossa” di una proposta che faccia da canovaccio, niente affatto ingessato, per la discussione a venire. Ma il quesito più stringente rimane la volontà o meno di addentrarsi in questa avventura. Io sono per revisionare il PRG vigente, riconoscendo il buono che ha prodotto in termini di nuovo edificato e di oneri molto fruttuosi soprattutto per le casse comunali (ma non solo!), per la sua capacità di dare una risposta a tante situazioni medie e piccole, per il fatto di avere conservato standard di verde superiori alla media e di non avere consumato una grande quantità di cubatura tuttora a disposizione e dunque inespressa, ecc…; ma dobbiamo intervenire decisamente sulle storture dello strumento urbanistico il quale ha mostrato limiti palesi e pessimi soprattutto con norme tecniche che hanno deviato progetti e suggerimenti in primis al mare e in altre zone troppo imbottigliate e sature. Questioni, queste ed altre, sulle quali non si può sonnecchiare, perché non si può comunque restare ai margini di un dibattito che GIA’ si è aperto in città e che, a prescindere, andrà avanti con o senza il supporto istituzionale. Possiamo permetterci come governo locale di restare alla finestra, dunque? Credo e sono convinto di no! E ne spiego le ragioni, ponendomi e ponendo alcuni quesiti, semplificati in “macroaree” ed evidentemente da sottoporre ad analitiche visioni, maturati in questo anno di assessorato: riteniamo importante un adeguamento della normativa, tecnica e non, in ragione della mutata legislazione nazionale e regionale? Vogliamo affrontare il tema di una ricucitura urbanistica dei quartieri in riferimento al tessuto urbano e architettonico delle varie zone? Rileggere la pianificazione della marina di San Salvo e del suo lungomare ( visto che gran parte del futuro è tutto qui)? Vogliamo occuparci della riorganizzazione della viabilità di accesso alla città, di collegamento tra zone della città (ex mare, industria, periferia…), della viabilità interna alla città? Riorganizzare e riflettere sulle zone di espansione sottoposte a comparti? Vogliamo entrare nel merito sulle problematiche complessive del Centro Storico? Vogliamo aprire un dibattito culturale ed economico-imprenditoriale su temi come educazione ambientale, risparmio energetico, bio-edilizia ecc…? Ragionare sulla riclassificazione delle aree con vincoli scaduti? Provare ad indagare le problematiche della Zona industriale? Capire, finalmente, che parlare di urbanistica e di pianificazione del territorio significa pure sviluppare discorsi per il miglioramento della qualità della vita per quanto attiene la fruizione di strutture di interesse culturale, sociale, educativo, ludico – sportivo ecc…? E ancora, abbiamo idee di pianificazione in riferimento al piano strategico di vasta area? Queste tracce, tutt’altro che esaustive, non sono in ordine di priorità ma “a caso”. Certamente ci sono altri punti e altre istanze che sono sfuggite, ma il nostro è un “cantiere aperto” dove chi ha voglia di lavorare trova posto e ascolto, dove si concerta, si dibatte e si decide. Dove dobbiamo sempre coniugare l’apporto di chi progetta e costruisce, chi nell’edilizia lavora e produce con le esigenze, anche intellettuali, di chi vuole vivere una città sempre più dinamica e sempre più al passo coi tempi, non gridando sempre al complotto e allo scandalo dei “partiti trasversali” ma piuttosto riconoscendo anche nell’interesse privato, quando è pulito e trasparente e dunque non “trasversale”, una ragione per lo sviluppo e la crescita complessiva della comunità. Anche questo è compito di una buona politica. Ripeto: alzare il tiro senza remore e senza timori. Non preoccupandosi dei tempi, riusciremo ad esaurire uno, due, dieci punti, non importa. Rammento ai più distratti che nel 2001-2002 il PRG fu emendato dalla Giunta Mariotti e fu adottato definitivamente dalla Giunta Marchese. D’altronde, c’è un incarico già conferito ad un professionista, che a mio avviso può essere coadiuvato da un’ equipe di esperti in vari settori, e c’è pure nel bilancio corrente un capitolo inerente la voce in oggetto. Mi auguro che il Consiglio Comunale possa confrontarsi e poi convergere, magari all’unanimità, su una idea di delibera che possa ufficialmente aprire, anche agli occhi della città, le procedure di revisione del PRG, con ovvio riferimento ai semplici indirizzi da discutere, sviscerare e concertare nei modi e nei tempi che occorrono, magari senza necessariamente soccombere del tutto all’ansia da prestazione elettorale (tranquilli, non sono un ingenuo!). Mi auguro che questo processo sia guidato innanzi tutto dalla maggioranza di Centrosinistra che governa la città, alla capacità e lungimiranza delle sue donne e dei suoi uomini, classe dirigente non pavida e titubante di fronte alle grandi sfide, a un centrosinistra al quale spetta il ruolo di mettere le carte in gioco. Mi auguro che anche la minoranza non disdegni l’appuntamento fermandosi come al solito a guardare il dito piuttosto che la luna. Ci sono delle proposte in campo che, a prescindere da atti deliberativi o meno, già appartengono in gran parte all’immaginario collettivo e al dibattito di questa città, un dibattito che non può arrestarsi e che per quanto mi riguarda mi vedrà partecipare in ogni caso, dentro e oltre le scelte amministrative. In un tempo in cui i partiti politici sono in agonia per mancanza d’identità, di valori e di entusiasmo (e non a caso anche a San Salvo nascono come funghi associazioni culturali, blog, giornalini dove ognuno può sfogare e sfoggiare le sue legittime personali ambizioni politiche), dicevo in una stagione che vede la politica soccombere alla “legge dell’orto proprio” piuttosto che al grande vento della profezia, ritengo importante riaccendere e riaccendersi intorno ad argomenti che non possono definirsi ed esaurirsi intorno ad un tavolo, benché istituzionalmente garantito, o nelle immancabili cene nelle solite tavernette. Utopia? Volo troppo alto? In tanti anni di amministrazione non ho mai smesso la mia voglia di volare, con annesso rischio di cadere. Sarebbe bello vedere uno stormo di idee e di grandi traiettorie per la nostra San Salvo. Magari come i Cistercensi che in fatto di Cielo la sapevano lunga.

Domenico Di Stefano
Assessore Urbanistica San Salvo

 

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