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September , 2010
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Archive for the ‘Notizie’ Category

Tufillo: presentato il libro “Tufillo, itinerari di visita e profilo storico” di Ernano Marcovecchio e Giovanni Artese

Posted by emir On agosto - 18 - 2010 ADD COMMENTS

librotufillo_screenIl libro in 80 pagine condensa due aspetti chiari: un itinerario turistico tra arte, urbanistica e natura e una sintesi storica dalle origini ad oggi. Esso offre una identità del paese e il sindaco Marco Monaco, come ha dichiarato nel suo intervento di saluto e ringraziamento, intende  utilizzarlo per entrare  nel circuito dei borghi più belli d’Italia e inviarne copia a tutti i cittadini compresi i residenti all’estero.

La speranza, secondo il parroco don Rino, è che l’opera certosina, con i suoi itinerari, memorie e aperture al futuro, possa contribuire a portare più gente a Tufillo, dove ogni visitatore  è affascinato dal portale della Chiesa di Santa Giusta.

Da navigato giornalista e moderatore Orazio Di Stefano ha stimolato i due autori ed anche il pubblico interessato con domande, oltre che sulle finalità dell’opera, anche su alcuni passaggi storici più complessi.

“Innanzitutto – ha affermato Ernano Marcovecchio – è importantissimo credere in se stessi. Non possiamo credere che non abbiamo nulla ; se uno ha costruito nel passato, un altro  può costruire anche oggi. Dobbiamo meritarci un apprezzamento ponendoci degli obiettivi   che pensiamo di raggiungere”.

Vicende alterne si sono avute nel Medio Evo legate alla storia del territorio: hanno lasciato il segno nella vallata del Trigno i Longobardi del Ducato di Benevento, i Benedettini, i Cistercensi e gli Agostiniani.

La guerra dell’ottobre novembre del ’43, che ha visto questa parte della vallata del Trigno teatro del fronte in cui si opponevano tedeschi in ritirata e l’VIII Divisione Indiana, ha cambiato molte cose, perché con la guerra nulla è come prima.

Tufillo si spopola come gli altri comuni  che guardano la vallata dl Trigno, ma anche nel passato si è registrato lo spopolamento. Un aumento di popolazione si ebbe con gli Albanesi, ma oggi, per lo sviluppo economico costiero, si ricerca nelle cittadine della costa una vita più gradevole, quindi incide fortemente la componente psicologica; occorrono motivazioni forti per restare e affrontare il pendolarismo.

Il futuro è aperto a molte possibilità, se si pensa che l’Italia è stata fatta 150 anni fa e si festeggia l’evento, ma gli Italiani non sono ancora fatti. Il Meridione, che sotto i Borboni aveva una sua politica estera ed economica, è stato conquistato ed ha reagito in parte con il brigantaggio domato, almeno quel gruppo facente capo a Pomponio di Liscia, dal brigadiere dei carabinieri Chiaffredo Bergia.

Le motivazioni della elegante costruzione del palazzo Bassano si devono al fatto che il marchese viveva a Napoli ma voleva, in proporzione al suo potere economico, imitare  il re di Napoli che aveva fatto costruire palazzi e regge, come quella di Caserta. Proprio al ‘700 risale l’attuale assetto urbanistico di Tufillo.

Negativa è stata la separazione del Molise dall’Abruzzo: essa ha comportato innanzitutto un nuovo impianto amministrativo, stradale e di servizi vari che ha interrotto quei legami, ad esempio matrimoniali, con i paesi dirimpettai del Molise, come Montemitro.

Insegna qualcosa la storia? Nel 1912/13 era stato approvato il progetto per la costruzione della ferrovia da San Salvo a Boiano: non è andato in porto per gelosia, campanilismo e richieste assurde dei Comuni che non si sono messi d’accordo sulle stazioni. Si pensi che il primo tedesco in motocicletta,  giunto a Celenza qualche giorno prima dell’occupazione iniziata il 15 ottobre del ’43, chiedeva informazioni, con carta topografica in mano, sulla stazione ferroviaria in prossimità di Canneto.

L’associazione dei Feudi del Trigno, nata dall’idea di Ernano Marcovecchio quando era sindaco, aveva visto la partecipazione entusiastica dei molti comuni dirimpettai del fiume Trigno convinti di mettere insieme, a fini turistici soprattutto, le risorse per far conoscere i propri tesori artistici e naturali.

Superare le difficoltà odierne è compito dei politici, ma anche la classe intellettuale è in difficoltà.

Bisogna che i Comuni si guardino ed operino come un comune unico, questo è il messaggio finale dell’incontro per invertire la tendenza allo spopolamento.

La lettura del libro, piacevole e scorrevole, grazie anche alle preziose fotografie, dà la sensazione di compiere un viaggio immaginario tra i tesori artistici e gli itinerari interni e naturali del territorio di Tufillo oltre che proiettarci nella vita d’altri tempi. Come guida durante un giro turistico è uno strumento prezioso per apprezzare meglio questo paese dall’impianto urbanistico-architettonico originale e interessante e far gustare quei particolari artistici descritti con competenza e dettati da sensibilità e attenzione alle cose belle.

Rodrigo Cieri

Piccola “bagarre” tra il sindaco e il presidente della Pro Loco di Castelguidone

Posted by sergiodininni On agosto - 16 - 2010 ADD COMMENTS

cicchillitti1Notizie apparse sulla stampa locale hanno collegato la lettera del sindaco di Castelguidone sui rapporti Amministrazione comunale – Pro Loco con il malore che ha colto la presidente della stessa Associazione. In realtà i due eventi non sono collegati. Infatti la missiva è stata consegnata alle 9,30 del mattino del 13 agosto scorso (come dimostra la dichiarazione del messo comunale sottoscritta dalla ricevente) ed il malore ha colto la dottoressa Di Stefano in tarda mattinata. Inoltre la lettera (che si allega al presente comunicato) non ha contenuti personali diretti alla presidente, ma dettaglia in modo circostanziato fatti e politiche messe in atto dall’intera Pro Loco di Castelguidone.

Il sindaco, nell’augurare una pronta guarigione alla dottoressa Di Stefano, ribadisce che il provvedimento assunto dall’Amministrazione comunale è derivato da quanto la stessa Pro Loco ha voluto mettere in atto, nonostante la natura e lo statuto di tale associazione prevedano una stretta collaborazione con il Comune per fini istituzionali e di promozione turistica e culturale. Del resto la gran parte degli statuti prevedono la presenza d’ufficio del sindaco pro tempore nel direttivo. Lo statuto di Castelguidone non prevede tale presenza e né il sottoscritto ha voluto aderire individualmente proprio per evitare forzature, ma ciò non vuol dire che l’Amministrazione deve diventare bersaglio costante dell’Associazione. Che collaborazione ci può essere a Castelguidone dopo quanto la Pro Loco ha fatto e sta facendo contro l’Amministrazione ? E che collaborazione ci può essere se il sindaco è addirittura costretto a chiamare i carabinieri perché viene fisicamente minacciato nel suo ufficio dai dirigenti della stessa Associazione ? E soprattutto che collaborazione ci può essere se non vengono  forniti documenti che il sottoscritto richiede come sindaco? Sul sito del giornalista Francesco Bottone (che sa sempre tutto e ben prima degli interlocutori istituzionali) si legge che la presidente Di Stefano avrebbe dato disposizione di non riconsegnare i locali. Speriamo che così non sia. Ma se è vero, è chiaro che il Comune farà quanto le leggi prevedono per tradurre in fatti la dichiarata volontà amministrativa. Del resto tutti possono comprendere che il provvedimento emesso e contenuto nella lettera del 12 agosto è motivato e soprattutto determinato dall’ostilità nei confronti dell’Amministrazione comunale da parte della Pro Loco, che si invita nuovamente ad abbandonare atteggiamenti e finalità politiche, per occuparsi di concerto col Comune di turismo e cultura, come prevedono lo statuto e le leggi che regolano la materia.

 

                                                                                              IL SINDACO DI CASTELGUIDONE

                                                                                                          MARIO CICCHILLITTI

SAN SALVO: conferenza stampa sul tragico incidente

Posted by emir On agosto - 11 - 2010 1 COMMENT

conferenzastampaQuesta mattina l’amministrazione comunale, in conferenza stampa, ha chiarito le dinamiche del tragico incidente avvenuto lo scorso sabato in località Piana Sant’Angelo. Il sindaco Gabriele Marchese, l’assessore al ramo Domenico Di Stefano e il Comandante della locale Polizia Municipale Silvana Paci hanno rinnovato le proprie condoglianze alla famiglia del ragazzo e precisato quanto segue: Avremmo potuto informare sui fatti prima di oggi per evitare dubbi ed equivoci, ma fino al giorno del funerale, nel rispetto del dolore della famiglia, abbiamo preferito tacere. Vogliamo ora entrare nel merito della dinamica dell’incidente perché intendiamo dare ogni contributo utile ad evitare che simili tragedie possano ripetersi e perché non possiamo più tollerare il linciaggio di coloro che si adoperano per garantire il rispetto delle regole. La Polizia Municipale non stava inseguendo i ragazzi. Stando agli atti ufficiali, due vigili si stavano recando alla marina di San Salvo quando sono stati richiamati dalla centrale di polizia municipale per fare da scorta ad un funerale. I due agenti sono arrivati sul luogo dell’incidente ad incidente già avvenuto. Sul posto sono poi immediatamente arrivati il comandante Silvana Paci ed altri vigili. Questi sono i fatti che risultano dagli atti, ma, come ha sottolineato il sindaco Marchese, noi tutti desideriamo che si faccia la massima chiarezza perché non possono esserci dubbi sull’operato delle forze dell’ordine e su una vicenda di una tale gravità e, poiché viviamo in uno stato di diritto, chiunque può far valere le proprie ragioni nei confronti delle autorità competenti. Sono stati giorni difficilissimi con momenti di straordinaria tensione che il Comandante della Polizia Municipale ha saputo gestire con grande disponibilità e professionalità. Se la visione della macchina dei vigili ha spaventato il ragazzo, non si può per questo mettere sotto accusa i due agenti che si trovavano a passare e, come sottolinea lo stesso Comandante Paci, all’intero corpo di polizia municipale si ribadisce la massima fiducia e il rispetto di un ruolo che impone per definizione di far rispettare le regole. E sul rispetto delle regole è fondamentale rinnovare a tutti l’invito alla massima responsabilità che devono assumersi le istituzioni tutte a cominciare dalla scuola fino a risalire alla prima e fondamentale cellula della società e “fonte prima” dell’educazione dei giovani che è la famiglia. Occorre educare al rispetto delle regole perché se esiste, come precisa l’assessore Di Stefano, una sacrosanta “cultura dei diritti”, esiste anche una ancora più fondamentale “cultura dei doveri”. Affinché i giovani abbiano una piena consapevolezza dei propri doveri occorrono azioni congiunte da parte di amministrazione, istituzioni e famiglie che vanno a prevenire le tragedie quali attività di educazione stradale che a partire dalle scuole coinvolgano anche le famiglie perché siamo tutti parte di una comunità che ha delle regole che vanno rispettate. L’amministrazione comunale rinnova tutto il suo impegno in questa direzione.

Ufficio Stampa e Comunicazione Comune di San Salvo

Prove di “ricucitura” nel PD

Posted by emir On agosto - 5 - 2010 ADD COMMENTS

bandieraC’è stato lunedì scorso il direttivo del Partito democratico, nel quale si è ampiamente discusso di come superare l’attuale “vacanza” al vertice, apertasi con le dimissioni di Vania Perrucci. Il segretario provinciale Camillo Di Giuseppe avrebbe proposto un comitato unitario che gestisse il partito per novanta giorni. La qual cosa sarebbe stata gradita è accettata dai vincitori dell’ultimo congresso: Antonio Boschetti, Arnaldo Mariotti e Luciano Cilli. Anzi questi ultimi si sono dichiarati disponibili anche a “superare” il risultato congressuale, cercando una “soluzione autorevole, purché gradita ad entrambi le aree presenti nella sezione”. Ovviamente i vincitori dell’ultimo congresso hanno chiarito che “non per ragioni personali, ma perché si tratta del candidato espressione della parte sconfitta, non può essere considerata soluzione unitaria Tony Mariotti”, che invece è stato riproposto da Giuliana Trivilini e sostenuto dall’area che lo aveva appoggiato, da cui si è però distinto colui che era stato il motore della coalizione pro Tony Mariotti e che era riuscito a farlo arrivare ad una incollatura dalla Perrucci: Gabriele Marchese. Il quale ha inaspettatamente parlato di superamento dei dissapori, che vengono da lontano. Probabilmente il sindaco si rende conto che la soluzione Tony Mariotti è impraticabile e mira anche a ricucire con la parte avversa, forse per avere un po’ di pace all’interno della sua Amministrazione. Una pace cercata anche dall’area di Mariotti (Arnaldo) e di Boschetti & Cilli, che vogliono che l’Amministrazione arrivi a scadenza (del resto i consiglieri di riferimento hanno votato l’ultimo bilancio). Il punto è che la pace del futuro passa attraverso il chiarimento del passato. E il chiarimento può esserci solo se una delle parti belligeranti convince l’altra sulle ragioni che l’hanno indotta ad aprire il fuoco o se fa un passo indietro. Ma l’orgoglio bellico consente che si dica “ho sbagliato” ? Nella lunga storia politica locale solo un precedente va in questo senso ed è la dichiarazione del sindaco Altieri, che sette giorni dopo il tre luglio del 1982 (in cui era stato eletto in Consiglio comunale contro il candidati designato dal suo partito) ammise che “spesso l’uomo si rende protagonista di atti che vanno oltre la sua volontà”. Altieri restò sindaco per altri tre anni (appoggiato dal suo partito) e poi aprì le porte alla prima ed alla seconda Giunta Mariotti, tornando primo cittadino lui stesso sette anni dopo quell’atto. Invece negli altri contrasti tra coalizioni politiche e sindaci, costoro restarono sulle proprie posizioni, perdendo le rispettive poltrone. Evaristo Sparvieri si dimise contro la Dc nel ’70, Arnaldo Mariotti contro il Psi nel ’86, Carlo Cardarella contro il Ramoscello nel ’88 ed Alfredo Bucciantonio contro una parte della Dc e del Psi nel ’93. Di essi solo Mariotti ha continuato la sua carriera. Quello in corso è dunque un passaggio politico dirimente per il Pd e per i suoi uomini. Dal nome (o dai nomi) del reggente (o dei reggenti) si capirà se reggeranno gli equilibri nell’Amministrazione in carica ed alle prossime elezioni comunali (…e non solo…).

O.d.S.

 

 

 

Celenza ha uno sportello POSTAMAT .

Posted by sergiodininni On agosto - 4 - 2010 ADD COMMENTS

Unico Comune dell’Alto Vastese, Celenza, ha da pochi giorni uno sportello POSTAMAT, un servizio sicuramente utile e soprattutto atteso e apprezzato dai cittadini. Aperto a piano strada, al lato sinistro dell’edificio che è situato al centro di Corso Umberto,  vi si accede comodamente.

Era atteso dai cittadini spesso costretti ad una lunga fila prima di accostarsi allo sportello per le operazioni di prelievo del denaro dal libretto di deposito.

Ma come? Una lunga fila in un paese sceso al di sotto dei mille abitanti? Eppure è così! E poi chi deve prelevare ha sempre fretta o, comunque, sente il peso di mettersi in fila e attendere e sembra che i minuti diventano ore. 

posteCome è stato possibile? Forse che il dinamico direttore Bruno Di Marco abbia voluto alleggerirsi di un po’ di lavoro invogliando gli utenti a munirsi della tessera Bancoposta  e “mandandoli fuori”  per il prelievo?

Di certo si deve al suo dinamismo se Celenza ha questo nuovo utile servizio.  

Rodrigo Cieri

Repetita Juvant

Posted by emir On agosto - 3 - 2010 ADD COMMENTS

sansalvo03_feat«…Dove stai andando?…Porto patate…». Molti conoscono questa filastrocca. Ecco, se dovessi definire in estrema sintesi il lungo e ultimo scritto dell’Assessore all’Urbanistica, Di Stefano, utilizzerei proprio questa vecchia filastrocca. Insomma, quasi tre pagine scritte per non dire nulla o parlar d’altro è un record difficile da eguagliare.
A questo punto però viene anche il dubbio che se l’Assessore interviene nel dibattito sul PRG, ma parla d’altro, forse chi ha avviato il dibattito stesso non è stato abbastanza chiaro, circa le problematiche in discussione. Quindi se il problema è la scarsa chiarezza sull’oggetto del dibattito avviato, allora bisogna chiarirlo subito e meglio, in modo che chiunque (spero tanti) volesse esprimere un punto di vista sul tema, possa farlo con cognizione di causa.
Repetita juvant, dunque.
Allora tralasciamo le premesse, l’analisi socio-economico, il quadro di riferimento e altre amenità di contorno, che generalmente accompagnano le analisi fatte in politichese, e andiamo al cuore del problema.
Punto primo.
Siamo d’accordo o no che a S. Salvo la tradizionale economia urbana, incentrata soprattutto sul commercio, sull’artigianato e sulle professioni, sia in una crisi molto profonda, che forse ha già varcato i limiti della irreversibilità?
Punto secondo.
Siamo d’accordo o no che la genesi di questo fenomeno sia da attribuire innan-zitutto allo spopolamento del vecchio centro e alla conseguente chiusura delle attività economiche che tradizionalmente si svolgevano in quella parte di città, in primis commercio e artigianato? Abbiamo presente quando si diceva: «Scendo al negozio sotto casa a comprare……?». Nel nostro caso il punto è che quello di sopra (che scendeva) non c’è più, si è trasferito in periferia. Quindi il negozio di sotto ha chiuso.
Punto terzo.
Siamo d’accordo o no che aver creato l’isola pedonale in centro (di per sé sacrosanta), ma senza dotarla di una più efficiente disciplina del traffico, di parcheggi e aree di sosta di prossimità adeguati, abbia contribuito ad aggravare il fenomeno di crisi suddetta? Qui occorre un Post Scriptum (della serie: a ciascuno il suo). L’isola pedonale è stata creata dal sindaco socialista Carlo Cardarella, nel 1987, per precisa volontà del suo partito (il Partito Socialista) del quale all’epoca il sottoscritto era segretario. Nell’adottare questo provvedimento il Sindaco Cardarella forzò anche la mano alla DC che avrebbe voluto soprassedere e prendere più tempo. Fatto stà che l’isola pedonale si fece ed è ancora lì. Non potemmo però completare la sua organizzazione (con piano traffico, parcheggi, ecc.) perché alla fine dello stesso anno il Sindaco Cardarella fu costretto alle dimissioni in quanto Rinaldo Altieri (che era parte della maggioranza) stipulò l’accordo politico della “staffetta” con Arnaldo Mariotti e i comunisti e insieme a questi ultimi mise in minoranza la Dc e i socialisti. Da allora non s’è fatto più nulla per completare l’assetto dell’isola pedonale che è rimasta -nei fatti- un’opera incompiuta, non un’opera sbagliata. Oggi c’è chi attribuisce all’isola pedonale molti problemi (con i quali non c’entra nulla) e ne chiede il ripensamento o addirittura la soppressione. Ad ogni modo non è in questa circostanza che voglio discutere dell’isola pedonale. Mi premeva solo chiarire (spero definitivamente) come è nata l’isola pedonale a San Salvo.

Punto quarto. Siamo d’accordo o no che aver favorito -nell’area del centro urbano- l’abbandono delle attività sopra ricordate e averle accentrate nel centro commerciale Insieme di Piana S. Angelo sia stato un colossale errore strategico, che non solo non ha risolto i problemi del settore (come invece si diceva per convincere gli operatori), ma li ha addirittura accelerati e aggravati?
Punto quinto.
Siamo d’accordo o no che una revisione dell’attuale PRG (che è sbagliato) non potrà che avere due capisaldi fermi: NO a nuova volumetria residenziale in aree periferiche e ulteriore espansione del perimetro urbano. SI ad una profonda opera di recupero, valorizzazione e (anche) ampliamento volumetrico del patrimonio urbanistico esistente, a partire dal vecchio centro?

Punto sesto. Siamo d’accordo o no che bisogna trovare il modo per far sì che 1500-2000 persone tornino ad abitare e lavorare nel vecchio centro?
Punto settimo. Siamo d’accordo o no che nell’ambito del PRG vigente il rapporto tra INTERVENTO DIRETTO e STRUMENTI ATTUATIVI SECONDARI sia sbilanciato in modo abnorme a favore del primo, che ha prodotto (tra l’altro) un inaccettabile detrimento degli standard e degli spazi pubblici? Insomma, è ora che si cominci una buona volta a distinguere tra URBANIZZARE e COSTRUIRE.
Punto ottavo. Siamo d’accordo o no che dalle future Norme Tecniche di Attuazione dovranno essere letteralmente banditi equivoci e arzigogoli linguistici che col vigente PRG hanno consentito perfino di costruire edifici nuovi di zecca a 3 metri di distanza l’uno dall’altro?
Punto nono. Siamo d’accordo o no che ad occuparsi del nuovo PRG (o della revisione dell’attuale, se si preferisce) non possano essere, in ogni caso, gli stessi tecnici che con le varianti del 1997 e del 2002 hanno prodotto il disastro?
Punto decimo. (Ultimo, ma non l’ultimo). Siamo d’accordo o no che ci vuole estrema chiarezza sugli approcci e sul metodo da seguire per confrontarsi con la cittadinanza sul nuovo PRG? Per essere più chiari. Quando si parla di partecipazione cosa si intende esattamente? Si intende aprire un confronto pubblico sui massimi sistemi, e poi decidere in separata sede dove costruire e come; o piuttosto si intende presentare ai cittadini, alle forze sociali e politiche (finalmente) una IDEA DI CITTÀ e su questa idea poi si discute?
QUI STA IL FOSSO E QUI BISOGNA SALTARE.
Spero sia almeno chiaro che i Cistercensi con il PRG c’entrano poco o nulla.

Angelo Di Pierro

I vigili sequestrano il tazebao del Pdl

Posted by emir On luglio - 28 - 2010 ADD COMMENTS

Comune San SalvoLunedì scorso è stato rimosso, manu militari, il tazebao del Pdl. I vigili urbani di San Salvo lo hanno sequestrato e portato all’interno della loro autorimessa. Il nuovo capo dello “staff vigili urbani”, signora Silvana Paci, ordinando il sequestro del tazeobao e forse senza saperlo, ha introdotto una innovazione nella comunicazione politica locale. Infatti dagli anni settanta del secolo scorso i partiti ed i movimenti politici sansalvesi hanno sempre adoperato i “tabelloni” per parlarsi e parlare alla pubblica opinione. Una prassi che la vecchia Dc (che pure era stata al potere per trent’anni) non aveva minimamente pensato di eliminare e che anche le nuove tecnologie (internet, blog, quotidiani locali stampati con e senza rotative) non erano riuscite a debellare. Dove non ci ha neanche provato la troppo vituperata “arroganza della vecchia Balena bianca” e dove non ci è riuscito il “potere della rete”, è bastato una “semplice operazione di polizia o pulizia”… per mandare in soffitta una quarantennale e democratica consuetudine politica. Ovviamente non crediamo che l’ordine di sequestro sia stato dato per i contenuti del manifesto (che pubblichiamo a lato) e che casualmente parlava della stessa signora Silvana Paci e del suo superiore gerarchico. Come sta succedendo per la legge bavaglio, si sa che quando si reprime si ottiene l’effetto contrario. Infatti se il manifesto sequestrato sarebbe stato letto solo da un centinaio di persone che frequentano la piazza, adesso (che per solidarietà politica verrà pubblicato anche su Qui quotidiano) il testo sarà letto almeno dieci – venti volte di più e non solo a San Salvo. Inoltre non pensiamo che  “l’azione di polizia o pulizia” sia stata messa in atto solo perché il manifesto era dell’opposizione, anzi siamo certi che la prossima volta che un tazebao sarà esposto da un partito di  governo (locale), i vigili urbani interverranno con la stessa solerzia dell’altra sera, anche per non incorrere in reati omissivi. Per quel che ci riguarda avremmo scritto queste stesse cose se fosse stato  sequestrato un manifesto di Rifondazione o di Sinistra e Libertà, perché siamo troppo amanti della libertà di opinione che esercitiamo giornalmente e non avremmo potuto far passare sotto silenzio simile azione di “polizia o pulizia”. Per sottolineare la gravità politica dell’accaduto, proponiamo una piccola memoria del tazebao a San Salvo.

 

**********

I primi tazebao vengono esposti agli inizi degli anni settanta, allorquando arrivano attivisti politici diplomati e laureati, che avevano imparato questa nuova forma di comunicazione politica “di orientamento maoista” nelle rivoluzionarie università del ’68 e nelle piazze dell’autunno caldo. La primogenitura a San Salvo se la contendono alla pari il duo socialista Artese & Cardarella col duo comunista Di Rito & Del Casale. I socialisti e i comunisti mettevano i propri tabelloni vicino al Bar Roma, anche per una questione di praticità: le due sezioni erano a pochi metri da tale luogo. In alcuni casi allo scritto venivano associate le immagini, o meglio le foto e gli articoli di giornali. Nonostante la durezza della lotta politica,  nessuno strappava manifesti e né si ricordano querele per i contenuti: si preferiva rispondere a tono. Il Pci caratterizzò le prime uscite coi tazebao sulla speculazione edilizia delle Nereidi, mentre il Psi contro la nuova Chiesa di S. Nicola, il cui parroco non si faceva attaccare più di tanto e rispondeva a tono. Memorabile la chiosa finale di un tabellone dell’ Ac che diceva “Voi socialisti volete le fogne alla marina, ma sarebbe il caso di costruirle vicino i vostri manifesti perché l’odore delle menzogne è veramente nauseabondo”. Nonostante la Dc avesse altri mezzi come Gong, Presenza e azione e Telegong non ha mai disdegnato un sano tazebao in piazza per rispondere alle sinistre (li metteva verso il bar Bruno, usando come rimessa lo studio di un tecnico amico). I testi, molto belli e curati, erano dell’ispirato Raimondo Pascale. Anzi con Pascale arriva la seconda generazione degli scrivani locali: per i socialisti Di Pierro, per i comunisti Marchese, per Lotta Continua Giovannino Artese, per il gruppo di base Pagano e Codagnone. Insomma quella generazione che ha imparato a scrivere (di politica) proprio sui tabelloni,  “anticamente” vergati  coi pennarelli a spirito. Due gli episodi di cronaca che riguardano i tazebao. Alla metà degli anni ottanta il Comune mette due vasi ornativi di fiori nei pressi della sezione socialista (dove oggi c’è un’agenzia immobiliare, affianco alla Casina delle rose). La Fgci di Andrea Antenucci per condannare quella localizzazione pone un tazebao proprio lì accanto. Il sindaco socialista Cardarella gli risponde e la cosa finisce lì. Alla metà degli anni novanta, i Verdi mettono più di un tabellone sotto il Comune. Ovviamente nessuno li rimuove, anche se gli ambientalisti si beccano una multa, che viene pagata con una colletta, a cui partecipano anche gli amministratori e i politici che erano stati oggetti degli attacchi, secondo l’adagio pertiniano: “Mi batterò sempre contro il mio nemico, ma mi batterò ancor di più perché egli possa esprimere le proprie idee, anche contro di me”. Con l’avvento della seconda repubblica e la discesa in campo dei tecnici, i tazebao diventano ancora più curati, perché vengono scritti coi plotter. La storia dei tabelloni sansalvesi finisce il 26 luglio 2010 per ordine della polizia urbana, che chiude la ricordata quarantennale prassi politica, nata a sinistra ed adoperata soprattutto dai partiti del movimento operaio e democratico.

                                                                                              Orazio di Stefano

Di Pierro: strane le nuove aliquote Ici

Posted by sergiodininni On luglio - 26 - 2010 ADD COMMENTS

angelodipierroindexE’ destinato a far rumore in città l’ultimo intervento di Angelo Di Pierro uscito sul numero 14 di Gong. L’ex segretario socialista ha lanciato un vero e proprio J accuse sul Prg, ma ha soprattutto scoperchiato la questione che riguarda la determinazione del valore dei suoli fabbricabili ai fini dell’applicazione dell’imposta I.C.I. Di Pierro, senza giri di parole, come è nel suo stile, ha scritto: “Se si analizzano e si confrontano le cifre si scoprono stranezze delle quali è difficile capirne la logica: tra i valori fissati con la delibera di Giunta n. 262 del 28/12/2007 e quelli fissati con la delibera di Giunta n. 71 del 25/03/2010, in alcune zone del PRG si notano incrementi di valore (che si traducono automaticamente in un pari aumento dell’ICI) dell’ordine del 10%, mentre in altre zone incrementi di valore che superano il 100% e sfiorano addirittura il 150%. Qual è la ragione di un trattamento fiscale così iniquo e discriminatorio verso i cittadini? Mistero!!! Perché non è stato adottato (ammesso che fosse giustificato) un incremento percentuale uguale per tutti? Gli effetti concreti di questi provvedimenti sono semplici. Ipotizziamo che dei cittadini posseggano un sito edificabile in zone ricadenti dove l’aumento è della misura massima, che magari pensavano (e pensano) di utilizzare il sito stesso per consentire ai propri figli di costruire casa, qualora e quando decidessero di mettere su famiglia, questi cittadini si troverebbero di fronte a tre possibilità che non consentono vie di mezzo: 1) tenere duro e accettare il salasso, pagando il doppio o il triplo di ICI rispetto a prima; 2) costruire a prescindere dalle necessità e/o possibilità; 3) vendere il sito”. Di Pierro, infine, si chiede se quando è stato deciso di seguire il suddetto criterio per determinare il valore dei suoli edificabili qualcuno abbia fatto una riflessione sugli effetti concreti e perversi che questo avrebbe prodotto. O era proprio quello che si voleva?

O.d.S.

Autovelox e ricorsi. A Castiglione M.M. il giudice di pace accoglie due ricorsi.

Posted by sergiodininni On luglio - 23 - 2010 ADD COMMENTS

autovelox_featLa dott.ssa Isabella Mugoni, legale del Comitato “Pro Trignina” , ha conseguito presso il Giudice di pace di Castiglione M. Marino un significativo successo in favore di due ricorrenti contro il verbale dei vigili del comune di San Giovanni Lipioni.

Una signora, che da Roma transitava con una Panda su quel tratto della Fondovalle Trigno per far visita all’anziana suocera vivente a Montefalcone nel Sannio, ha ottenuto il pieno accoglimento del ricorso contro il verbale dei vigili che le avevano contestato “l’alta velocità.”

Per l’altro  riduzione della multa e cancellazione dei punti di penalità. Tutti soddisfatti, soprattutto il legale alle  cui argomentazioni rigorose e logiche, oltre che umane, ha prestato ascolto il giudice.

Ѐ evidente che l’uso degli autovelox non è fatto in maniera corretta e nel rispetto rigoroso dei regolamenti.

L’avviso fisso che un tratto di strada è soggetto al controllo mediante autovelox non è sufficiente. Occorrerebbe innanzitutto  indicare a quale distanza è posizionato l’apparecchio rivelatore della velocità, della cui presenza l’automobilista si rende conto  non appena appaiono a bella vista l’auto e i vigili sulla strada.

Non si può viaggiare terrorizzati immaginando i vigili nascosti che vengono avvistati solo all’ultimo momento. Ma il conducente non deve mantenersi entro i limiti di velocità segnalati? D’accordo, ma può succedere che il conducente, viaggiando in sicurezza per la comodità della strada, non si accorge di aver superato il limite, magari di poco.

Diverso è il caso di chi a fronte di un limite di 90 km orari transita pericolosamente a 120 km orari e oltre.

Tuttavia  per entrambi i casi si impone una considerazione che richiede l’obbligo per i vigili di stare sulla strada e bene in vista.

Se i vigili si posizionano in un determinato punto è perché esso è pericoloso e bisogna viaggiare nel rispetto del limite di velocità prescritto e allora deve essere manifesto a tutti, con quella presenza, che quel punto è pericoloso. Va ricordato cioè che quel tratto è pericoloso e richiede un’andatura prudente. Così si fa prevenzione.

Se i vigili si nascondono, vuol dire che non fanno prevenzione, ma stanno lì per punire e fare cassa. Nascondendosi permettono all’automobilista, anche se distratto, di superare il limite di velocità, cioè di essere pericoloso per sé e per gli altri, gli fanno la foto e gli mandano un verbale a casa.

C’è chi paga per non avere rogne, c’è chi presenta ricorsi e affronta le spese.

Chi consapevolmente continua la sua corsa, nonostante i vigili a vista, va punito. 

La punizione riconosciuta e accettata corregge, quella ingiusta lascia solo “rabbia”.

Rodrigo Cieri

Emigrazione e identità. Rodrigo Cieri rivolge quattro domande allo storico Costantino Felice.

Posted by sergiodininni On luglio - 23 - 2010 ADD COMMENTS

emigrazioneUn centinaio di Celenzani, compreso il coro focloristico “L’eche de lu Trigne”  sarà presente per il fine settimana a Magstadt, la cittadina tedesca gemellata, che festeggia i 900 anni dalla sua nascita. I momenti clou sono due: giornata dei gemellaggi e sfilata storica. Negli anni ’60 la cittadina tedesca ospitava  oltre cento emigrati celenzani.

Rodrigo Cieri- Professore,  l’emigrazione dal centro sud  dopo la seconda guerra mondiale quali aspetti diversi presenta rispetto ad altri movimenti migratori?

Costantino Felice –  L’emigrazione del secondo dopoguerra presenta due differenze rispetto, per esempio, a quella d’età giolittiana: nei primi del Novecento i paesi di destinazione erano quelli americani (Argentina, Brasile e soprattutto USA); nel secondo novecento i paesi di destinazione sono quelli del Nord Europa (oltre al Nord Italia): Francia, Belgio e Germania. Seconda differenza: in età giolittiana l’emigrazione era permanente (si partiva in genere per non tornare); nel secondo dopoguerra generalmente temporanea (si partiva con la speranza di tornare).

Rodrigo Cieri- Assistiamo al fenomeno sempre crescente di immigrati nel nostro territorio e danno più all’occhio badanti e coloro che cercano di vivere con il commercio. Si può fare un confronto tra le condizioni di vita dell’italiano all’estero allora e degli stranieri da noi oggi?

Costantino Felice -  Dagli anni ’70 l’Italia – e in particolare l’Abruzzo – cessa di essere un paese di emigrazione e diventa paese d’immigrazione: è la conseguenza del boom (miracolo) economico nostro, ma anche dell’esplosione demografica del terzo mondo, come pure del crescente divario tra il Nord del mondo e il Sud del mondo. Anche gli italiani all’estero vivevano nelle baracche, in una condizione di sfruttamento e di emarginazione. Molti immigrati credo però che adesso stiano peggio qui in Italia: non solo vivono in condizioni di miseria, ma spesso il lavoro non ce l’hanno proprio, o comunque svolgono lavoro marginali. Gli italiani un lavoro di solito lo trovavano: ed era dignitoso, in fabbrica o nelle campagne. Qui in molte zone c’è il caporalato.

Rodrigo Cieri- Problema dell’identità: forza o trappola di fronte ai fenomeni dei gemellaggi che, comunque,  sono nati per quel rapporto umano tra le popolazioni entrate a contatto con l’emigrazione e quel senso di riconoscenza reciproca tra chi ha offerto il lavoro e chi ha prestato l’opera?

Costantino Felice -  L’emigrazione normalmente rafforza l’identità. È anzitutto l’emigrante a fare della propria regione, o del proprio paese natio, un luogo di memoria e di storia. Nel momento in cui se ne allontana, egli più fortemente incorpora questo «luogo» quale oggetto di nostalgiche aspettative e proiezioni per l’autoidentificazione. Lo spaesamento e il senso d’insicurezza rafforzano in lui l’esigenza di rinsaldare i vincoli di coesione con i valori e i soggetti dell’ambiente d’origine. Proprio il fatto di non trovarsi più lì, di essere altrove, fa scattare impellente il bisogno d’identità. «L’Abruzzo lo tengo nel cuore»: questa la locuzione che di continuo, ancora oggi, si sente ripetere da ogni emigrante, colto o incolto che sia. l gemellaggio nasce da un riconoscimento reciproco. Vi si esaltano gli elementi di comunanza piuttosto che quelli di distinzione. Nel gemellaggio si tende a superare quel senso di estraneità che si provava nella condizione di emigrante. Quindi le identità, che spesso sono trappole, dovrebbero tendere a sfumarsi, riconoscendo viceversa i valori condivisi, ciò che accomuna. I riti della tradizione dovrebbero cessare di essere fattori di esclusione e separatezza, per diventare, al contrario, occasione di vicinanza e condivisione.

Rodrigo Cieri- Si va sempre più decisamente  verso l’integrazione ed è naturale ed obbligato il formarsi di una nuova identità. Il nostro territorio, il Vastese, quale identità potrebbe darsi?

Costantino Felice -  E’ difficile definire un’identità del Vastese. Forse potrebbe trovarsi in un «modello» di sviluppo che ha saputo contemperare l’industrializzazione con i valori dell’ambiente e della tradizione. Forse potrebbe darsi questa identità: un’armonizzazione dei settori produttivi (agricoltura, industria, commercio ecc.) e tutto sommato una buona qualità della vita, in cui dovrebbero contare molto anche la natura e la cultura.

   Grazie, professore.

Rodrigo Cieri

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